mercoledì 25 febbraio 2026

Lo spazio negato


















Sintesi:

Smart Working... filosofia di vita calata nel mondo del lavoro.

Tempo... risorsa sempre più limitata. Dobbiamo fare più cose per essere produttivi, con gli strumenti attuali di lavoro possiamo essere sempre disponibili, sempre On. Ma abbiamo bisogno di avere risorse di tempo per la nostra vita privata.

Fonia Fissa... vecchio retaggio del posto di lavoro fisso con spazi e luoghi predefiniti (2° piano, terza porta a destra, scrivania vicino alla finestra)

Prima... entravo in azienda, mi dirigevo verso la mia scrivania, la mia poltrona HermanMiller, il mio telefono.

Adesso... vado in azienda quando necessario, mi dirigo verso uno spazio attrezzato.

mercoledì 18 febbraio 2026

Gli occhi di Agata


E’ una sera d’estate normalmente calda, qui al sud. La luna illumina le increspature delle onde. Nel cielo le stelle sembrano tanti occhi rivolti verso questa spiaggia in cui mi ritrovo a camminare, dopo oltre trent’anni dall’ultima volta che gli ho lasciato le impronte dei piedi.

Anche quella volta era una sera d’estate calda...

Io sono un ragazzino, qui in questa spiaggia con te, Agata. Ci sono tutti gli ingredienti… noi seduti sulla chiglia di una barca rovesciata, lontano una canzone che arrivava per riempire in nostri brevi silenzi assordanti, la luna, le stelle e la tua pelle profumata di sale, il tuo vestito leggero a fiori, che si muove al più piccolo alito di vento, la tua mano nella mia... mi dici.

...Quando le persone entrano in te passando dagli occhi il rischio è chiaro. Subito dietro gli occhi, appena svoltato l’angolo, lì si depositano i pensieri. Poi, ancora poca strada, si scende e si arriva al cuore. Ecco! Cosi le persone che entrano dagli occhi non te le togli più di torno. Noi crediamo che le vere emozioni passino dalla pelle. Invece no, la pelle è in superficie, chi passa per la pelle è come il vento, è come un brivido… dura poco. Ma gli occhi, gli occhi sono strade, gallerie, ponti, sottopassi, cavalcavia, ponti tibetani e altre vie. Bisogna percorrerli, non ci si deve perdere, è importante guardarsi bene attorno, capire in che direzione si va. Gli occhi spaventano. La strada spesso è buia, non sai dove ti porterà e non sai quando arriverai, ma appena hai oltrepassato il buio vedi benissimo. Spariscono le sensazioni e rimangono soltanto consapevolezze. Superati gli occhi scivoli verso la mente è come per incanto, riesci a leggere. Quando arrivi al cuore capisci che il viaggio doveva essere vissuto per intero, con le paure, le ansie e l’ incertezza di ciò che avresti potuto trovare. Ma, anche se hai fatto questo viaggio e sei riuscito ad arrivare, non hai vinto, sei soltanto all’inizio. Per vincere devi convincere l’altro che stai cercando di arrivare proprio lì e che non vuoi più andar via per nulla al mondo. L’altro ti lascerà fare, perché quando sei arrivato aveva gli occhi ben aperti e...ti stava aspettando.
Mi guardò negli occhi mi strinse le mani e mi baciò. Del bacio di Agata conservo ancora il suo sapore.

giovedì 18 aprile 2024

La tua bici





[…] Per noi era importante arrivare al pozzo, quello all'ombra, quello sotto l'albero di fichi neri. Arrivati lì, trovavamo un secchio di latta per pescare l’acqua, quell'acqua che non tradiva mai le nostre attese. Era fresca. Si arrivava in quel posto dopo aver percorso per quaranta minuti a piedi e sotto il sole tormentoso la strada sterrata ricoperta di sassi.

... Arrivando al bivio, si prendeva la stradina scoscesa sulla destra, percorsi ancora pochi metri  c'era il varco tra la siepe di rovi. Le more scaldate dal sole erano giganti. Ogni volta che ne staccavamo una, le nostre dita s’imbrattavano di colore amaranto, così per rimediare le leccavamo. Per noi quell’oasi aveva un significato particolare. Voleva dire arrivare, stare ad ascoltarsi in silenzio. Non era necessario null’altro, era la fine di un viaggio. Per noi, oltre quel posto non c’era più nulla. Potevamo abbeverarci, lavarci, nutrirci, pensare, guardarci per parlarci in silenzio. Si, guardarci. L’ombra del grande albero di fichi neri ci avvolgeva come a proteggerci. Nel mese di luglio da quelle parti il sole scalda la pelle rendendola particolarmente odorosa. Il frinire assordante delle cicale, si univa al profumo del cisto, del mirto e dell’abioi, creando una miscela perfetta per due bambini che volevano esplorare l’ignoto.  Chissà dove sei, chissà se hai ancora la tua bici rosa.

domenica 3 aprile 2022

Tre canzoni cento lire







...Quante volte vi è capitato di catturare un profumo, un sapore, un gesto, una musica, oppure guardare un oggetto e attraverso esso fare una serie di rimbalzi indietro nel tempo? Se vi dovesse capitare lasciatevi tele-trasportare, sarà un viaggio bellissimo gratis, ma attenzione qualche volta potrebbe essere “tosto”.

... La tangenziale è affollata come sempre, il sole di primavera scalda l’abitacolo, fuori i gradi sono ventitré. Sono un po’ in ritardo per l’appuntamento, schiaccio sull'acceleratore. Una stazione radio manda in onda le interviste catturate al Vinitaly, la fiera del vino tra le più famose al mondo che si tiene in questi giorni a Verona. Un produttore si lamenta della burocrazia italiana, dice che…

Anni70…
Metto il mio CIAO sul cavalletto. Vivo in un piccolo centro nel sud della Sardegna, in uno di quei posti in cui la natura ti avvolge con i suoi colori e profumi. In uno di quei posti che parlare di Roma, Venezia, Firenze, Milano ti sembrano così distanti che non riesci nemmeno a immaginarli, nemmeno con l’aiuto del sussidiario. Sono città lontane, lontanissime, quasi inesistenti… per uno come me che ha capito di vivere in un'isola. Infatti, quelle città si trovano in “continente” la parola stessa evoca  km e km e km di separazione. Comunque non ci penso, sto giocando a pallone in mezzo a questa strada sterrata. La luce del sole è abbagliate, sento perfettamente sulla mia pelle il suo calore. Se mi metto in un punto preciso della strada,- quasi nel mezzo - riesco a vedere la collina dove c’è la nostra vigna. In primavera il colore verde smeraldo dei pampini crea un gigantesca macchia verde. Inoltre, riesco a distinguere la nostra terra perché c’è una lunga fila di cipressi -anch'essi verdissimi- una linea frangivento che degrada sul crinale dell’altra collina. Dalla collina si vede il golfo e…

Anni70… il bar è sulla strada che porta al mare, anche se il mare non è un granché...anzi è inquinato. La raffineria, quella dei milanesi,lavora a pieno ritmo e le navi petroliere che arrivano qui da ogni parte del mondo, oltre a scaricare i loro marinai, bianchi, negri, gialli e mulatti, scaricano - poco distante dalla costa - il lavaggio delle loro cisterne sporche, incrostandola di catrame e cospargendola di macchie d'olio galleggiante. Quindi… il bar sulla via del mare ha le tende di plastica a strisce colorate, per evitare che le mosche entrino nel locale. Ma loro sono testarde ed entrano lo stesso. Le mosche non mancano mai. Infatti, il comune ha mandato i giro i suoi operai a disinfettare col DDT. Quando lo spruzzano brucia un po’la gola e uccide senza appello le mosche. Un ultimo sguardo al mio CIAO sul cavalletto ed entro nel bar. A destra il bancone tutto in acciaio e fòrmica. La parete dietro al banco è tutta a specchi, con i ripiani di vetro  che tengono in esposizione le bottiglie di: Cherry, Milleerbe, Vermuth, Stravecchio, Filuferru, amaro Petrus, Vov, Stock84, Punte-Mes, Aperol, Marsala, Liquore Strega, Cynar  e tante altre. Alla fine del bancone, si trovano i pozzetti dei gelati sfusi, pochi gusti:pistacchio,cioccolato, panna, cassata, torroncino. Poi, ci sono quelli confezionati: cremino, cornetto, croccante, ghiacciolo (fragola- limone- arancio) e anche quelli col biscotto. A sinistra, seduti ai tavolini, ci sono alcuni ragazzi coi capelli lunghi. Portano camicie attillate coi bottoni in madre perla. I pantaloni stretti nel bacino ma a zampa d’elefante. Le scarpe hanno i tacchi e la punta bombata. Bevono una coca-cola nella bottiglietta di vetro. In fondo, il jukebox della Wurlitzer suona un disco dei Creedence: Lookin' Out My Backdoor. Il prossimo sarà sicuramente Fernando degli  Abba, poi i Boney M con Daddy Cool. Tre canzoni 100 lire...

...Ancora cento metri e sono arrivato.

sabato 2 aprile 2022

Porte


La vita e la morte, sono  porte, una si apre e l’altra si chiude. 

Qui da noi in autunno, le pecore soffrono maggiormente l'umidità, per questo hanno i reumatismi e zoppicano vistosamente.


Il belato di un gregge, arriva sino al gruppo di case ammucchiate, divise tra loro soltanto da stradine strette pavimentate in pietra. Un arco sovrasta la via, pare sia stato messo lì per spaccare la furia del vento che questa sera soffia senza stancarsi.
... Tutta la cucina è illuminata da una luce fiacca e tremante che smorza i contorni dell’ambiente. L’odore che lo impregna sa di legno vecchio, latte inacidito misto a fuliggine. Lei ha il corpo piccolo e basso, si muove con gesti sicuri. Prende un bicchiere, vi fa cadere dei chicchi di grano e versa dell’acqua - dice sia stata prelevata dall’acquasantiera della chiesa -, ripete per tre volte le parole  “deu acqua ti battiu in nomini de Deus e de Santu Juanni Battista” (io acqua ti battezzo in nome di Dio e San Giovanni Battista). Ripete queste parole  tracciando croci nell’aria, sul bicchiere d’acqua e su quell’anima posseduta. Dopo aver pregato e ripetuto le giaculatorie, scivola via attraverso una portina secondaria appena illuminata dicendo: “Deus ti du paghidi”. La figura minuta e curva su se stessa, è avvolta in uno scialle lunghissimo. La testa è protetta da su muccadòre, porta una gonna  ampia e lunga, ricca di pieghe plissettate. In poco tempo scivola via seguita dalla sua flebile ombra. Percorre il cammino a passo spedito scomparendo subito dopo dietro un angolo. In fondo, si sente ancora il rumore secco dei suoi passi. Poco lontano in su strintu, il rumore di rotolamento delle ruote di un carro. Poi, il silenzio. Un silenzio assordante che pochi attimi dopo è lacerato da un urlo che squarcia la notte. È nell’aria, questa notte è la notte del morto.
... E' appena terminata la meditazione dedicata al progredior spirituale delle anime. Bastianu Nioi percorre in silenzio la via in discesa che porta verso casa. Il maestrale non da tregua, corre veloce  tra le vie strette sibilando e rimbalzando da un muro all’altro, accompagnando l’andatura di Bastianu, infilandosi bastardamente in ogni pertugio dei suoi luridi e miseri vestiti. Il vento e il vino trangugiato fanno barcollare Bastianu che cerca di tenersi  in equilibrio strisciando una mano al muro, e intanto ripensa a quello che è successo durante l'ora seconda. Ma quando i pensieri si  sono accavallati disordinatamente nella sua testa senza capelli,  una leppa affilata si pianta  in mezzo alle costole accendendo una luce bianca e ottenebrante nei suoi occhi vitrei. Il corpo senza controllo di Bastianu rotola, rotola sino ad arrivare all'incrocio con via Tempio. Rotola finché il manico de s’arresoia non s’infila nello spacco di una lastra di granito posata a terra, puntellando quel corpo morto e lasciandolo rivolto verso la notte.  Cammino verso quel cadavere, cercando di fermarmi  in prossimità di quel corpo esanime, ma non riesco, sto per calpestarlo,  ma sotto il mio piede non sento nulla. Ho un brivido lungo la schiena, mi volto, vedo l’ultimo pezzo di ombra che scivola velocemente dentro un piccola porta sbattendola dietro se.

Sin da bambino, quando la notte andavo a fare pipì nel gabinetto fuori nel cortile buio, ho imparato a considerare vivo solo ciò che si mostra.






venerdì 13 ottobre 2017

CleverWorker


#Apple ha rilasciato #iPhoneX (si dice Ten … decimo). Uno strumento potente, tecnologicamente pervasivo (ammesso che ci fosse ancora bisogno di precisarlo). Queste alcune frasi estrapolate del sito di Apple.
“Da sempre immaginiamo un iPhone fatto di solo schermo. Un oggetto così coinvolgente che ti fa immergere in quello che vedi. È così intelligente che sa rispondere a un tuo tocco, a una parola, persino a uno sguardo. Con iPhone X quella visione diventa realtà e il futuro può cominciare”
“Uno spazio piccolissimo racchiude alcune fra le tecnologie più sofisticate che abbiamo mai sviluppato”
“Ora il tuo volto è la tua password”
“A11 Bionic. È il chip più potente e più intelligente mai visto su uno smartphone, con un motore neurale capace di svolgere fino a 600 miliardi di operazioni al secondo”


È impossibile credere che tutta questa potenza, questa sicurezza, questa user experience, questa tecnologia iper-sofisticata non possa essere canalizzata anche in ambienti business. Pensate davvero che l'utente (che brutta parola) che acquista questa meraviglia tecnologica non voglia utilizzarla anche per le applicazioni professionali? Pensate veramente che l’utilizzatore di un oggetto sofisticato, simbolo di libertà, sia disposto a scendere a compromessi, usando un device super blindato che gli è stato messo a disposizione dalla sua società per utilizzo professionale? Se proverete a impedirglielo, lui userà il suo meraviglioso oggetto anche per attività di business… lo userà di nascosto. Invierà mail, condividerà files, scaricherà App di cui magari non conoscerà la bontà e la sicurezza, mettendo a rischio proprio quella sicurezza che si vorrebbe preservare.  Per questo, se volete produttività e soddisfazione dei vostri utilizzatori, permettete loro di usare il "giocattolo" che preferiscono, voi cercate le migliori soluzioni che permettano di amministrare questi oggetti, di lavorare in sicurezza e in piena collaborazione in ogni luogo. #CleverCity #CleverCitizen #CleverWorker

martedì 12 settembre 2017

Il tempo


Molti di noi (compreso chi scrive) hanno vissuto fasi della vita in cui non hanno badato a spese. Abbiamo speso sino a svenarci. Siamo andati a debito, non ci bastava mai. Ricordo che (capitava molte volte) dopo una notte dispendiosa, rientravo a casa, una doccia, poi giacca, cravatta, e via in ufficio oppure on the road verso qualche appuntamento. A volte, le lancette dell’orologio facevano il giro due volte prima che andassi a dormire.
Nel tempo, abbiamo imparato bene quale sia il vero valore del tempo, sappiamo bene quanto sia prezioso il tempo e quanto sia estremamente importante usarlo nel migliore dei modi. Il tempo è spesso una ossessione. 
Il tempo…quella dimensione nella quale concepiamo e misuriamo il trascorrere degli eventi. Bene, per sfruttarlo al meglio, per ottimizzarlo fino alla paranoia, ci siamo dotati di strumenti tecnologici che ci aiutano ad organizzarlo al massimo. Ci siamo dotati di strumenti che dovrebbero aiutarci a liberare tempo, ma purtroppo quel tempo liberato viene subito riempito con altro.

Uno di questi strumenti è proprio il nostro smartphone. Con questo strumento facciamo tutto, non possiamo ancora mangiare, ma possiamo ordinarlo. Facciamo tanto, tantissimo. La nostra esistenza, l'organizzazione della nostra esistenza  ruota attorno a lui, è organizzata grazie a lui. A prescindere da fatto che lo si usi per attività personali o professionali, lo smartphone è sicuramente la nostra protesi per eccellenza…pensate, le statistiche ci dicono che al massimo dista da noi 50cm. Con lui andiamo in ogni luogo, e quando dico in ogni luogo… voi pensatene uno… lui c’è. L’utilizzo personale, quasi una (senza quasi) dipendenza condiziona fortemente la necessità di usare questo strumento in ambito aziendale. Di questa spinta che è già forte, di questa necessità, le aziende non possono far finta di non vedere. In fondo però c’è sempre un ma…  questo non è un desktop.
Trattare di mobility non è cosa per tutti. Integrare dei “semplici” smartphone o tablet, o più in generale device mobili, nell’infrastruttura aziendale per renderli veri End Point produttivi, non è cosa per tutti.
Conoscere a fondo le tematiche e le complicazioni che un progetto di mobility porta in sé, non è cosa per tutti. Conoscere i metodi di realizzazione e di risoluzione non è cosa per tutti.

Il 21 settembre noi di CleverMobile abbiamo organizzato un meeting dedicato ai system integration per raccontare che le tematiche mobile applicate a:  CyberSecurity in real time – Cost Control in real time – File Sharing e Collaboration – Data Classification in mobility – Secure File Transfer ... non sono più argomenti di nicchia.