sabato 2 aprile 2022

Porte


La vita e la morte, sono  porte, una si apre e l’altra si chiude. 

Qui da noi in autunno, le pecore soffrono maggiormente l'umidità, per questo hanno i reumatismi e zoppicano vistosamente.


Il belato di un gregge, arriva sino al gruppo di case ammucchiate, divise tra loro soltanto da stradine strette pavimentate in pietra. Un arco sovrasta la via, pare sia stato messo lì per spaccare la furia del vento che questa sera soffia senza stancarsi.
... Tutta la cucina è illuminata da una luce fiacca e tremante che smorza i contorni dell’ambiente. L’odore che lo impregna sa di legno vecchio, latte inacidito misto a fuliggine. Lei ha il corpo piccolo e basso, si muove con gesti sicuri. Prende un bicchiere, vi fa cadere dei chicchi di grano e versa dell’acqua - dice sia stata prelevata dall’acquasantiera della chiesa -, ripete per tre volte le parole  “deu acqua ti battiu in nomini de Deus e de Santu Juanni Battista” (io acqua ti battezzo in nome di Dio e San Giovanni Battista). Ripete queste parole  tracciando croci nell’aria, sul bicchiere d’acqua e su quell’anima posseduta. Dopo aver pregato e ripetuto le giaculatorie, scivola via attraverso una portina secondaria appena illuminata dicendo: “Deus ti du paghidi”. La figura minuta e curva su se stessa, è avvolta in uno scialle lunghissimo. La testa è protetta da su muccadòre, porta una gonna  ampia e lunga, ricca di pieghe plissettate. In poco tempo scivola via seguita dalla sua flebile ombra. Percorre il cammino a passo spedito scomparendo subito dopo dietro un angolo. In fondo, si sente ancora il rumore secco dei suoi passi. Poco lontano in su strintu, il rumore di rotolamento delle ruote di un carro. Poi, il silenzio. Un silenzio assordante che pochi attimi dopo è lacerato da un urlo che squarcia la notte. È nell’aria, questa notte è la notte del morto.
... E' appena terminata la meditazione dedicata al progredior spirituale delle anime. Bastianu Nioi percorre in silenzio la via in discesa che porta verso casa. Il maestrale non da tregua, corre veloce  tra le vie strette sibilando e rimbalzando da un muro all’altro, accompagnando l’andatura di Bastianu, infilandosi bastardamente in ogni pertugio dei suoi luridi e miseri vestiti. Il vento e il vino trangugiato fanno barcollare Bastianu che cerca di tenersi  in equilibrio strisciando una mano al muro, e intanto ripensa a quello che è successo durante l'ora seconda. Ma quando i pensieri si  sono accavallati disordinatamente nella sua testa senza capelli,  una leppa affilata si pianta  in mezzo alle costole accendendo una luce bianca e ottenebrante nei suoi occhi vitrei. Il corpo senza controllo di Bastianu rotola, rotola sino ad arrivare all'incrocio con via Tempio. Rotola finché il manico de s’arresoia non s’infila nello spacco di una lastra di granito posata a terra, puntellando quel corpo morto e lasciandolo rivolto verso la notte.  Cammino verso quel cadavere, cercando di fermarmi  in prossimità di quel corpo esanime, ma non riesco, sto per calpestarlo,  ma sotto il mio piede non sento nulla. Ho un brivido lungo la schiena, mi volto, vedo l’ultimo pezzo di ombra che scivola velocemente dentro un piccola porta sbattendola dietro se.

Sin da bambino, quando la notte andavo a fare pipì nel gabinetto fuori nel cortile buio, ho imparato a considerare vivo solo ciò che si mostra.






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