giovedì 18 aprile 2024

La tua bici





[…] Per noi era importante arrivare al pozzo, quello all'ombra, quello sotto l'albero di fichi neri. Arrivati lì, trovavamo un secchio di latta per pescare l’acqua, quell'acqua che non tradiva mai le nostre attese. Era fresca. Si arrivava in quel posto dopo aver percorso per quaranta minuti a piedi e sotto il sole tormentoso la strada sterrata ricoperta di sassi.

... Arrivando al bivio, si prendeva la stradina scoscesa sulla destra, percorsi ancora pochi metri  c'era il varco tra la siepe di rovi. Le more scaldate dal sole erano giganti. Ogni volta che ne staccavamo una, le nostre dita s’imbrattavano di colore amaranto, così per rimediare le leccavamo. Per noi quell’oasi aveva un significato particolare. Voleva dire arrivare, stare ad ascoltarsi in silenzio. Non era necessario null’altro, era la fine di un viaggio. Per noi, oltre quel posto non c’era più nulla. Potevamo abbeverarci, lavarci, nutrirci, pensare, guardarci per parlarci in silenzio. Si, guardarci. L’ombra del grande albero di fichi neri ci avvolgeva come a proteggerci. Nel mese di luglio da quelle parti il sole scalda la pelle rendendola particolarmente odorosa. Il frinire assordante delle cicale, si univa al profumo del cisto, del mirto e dell’abioi, creando una miscela perfetta per due bambini che volevano esplorare l’ignoto.  Chissà dove sei, chissà se hai ancora la tua bici rosa.

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