venerdì 3 marzo 2017

Il cambio generazionale



Qualche giorno fa, per lavoro, ho visitato una grande società leader nel mondo nei sistemi idraulici. Appena si entra nell'area reception, in un angolo, si nota un mini museo in cui capeggia una grande fotografia del fondatore dentro una tuta da meccanico sporca di grasso e con un sorriso disarmante. In un altro angolo, in bella evidenza, c'era il primo prototipo di quello che sarebbe stato il "cavallo" di battaglia della fabbrica che al tempo era una micro officina. Nel 1951 finiva il Piano Marshall. Attraverso quell'imponente progetto si mise in atto un sistema paese che diede vita all'industria pesante italiana, si misero le basi per una crescita economica straordinaria, il cui culmine si raggiunse nel 1960 e si prolungò sino alla crisi petrolifera del 1973, trasformando la nostra nazione da Paese sottosviluppato e dall'economia in prevalenza agricola, a una delle nazioni più sviluppate dell'intero pianeta. Un progetto con un focus ben preciso, che tutti gli italiani avevano bene in testa. L'obiettivo era il riscatto. Erano anni in cui bastava intercettare le necessità della gente, trasformarle in idea e metterla in pratica. Determinazione e consapevolezza. Vabbé, non era proprio così... semplice semplice, però con un po' di convinzione il risultato veniva raggiunto. Oggi è più difficile, costruire una strategia efficace può risultare molto complicato. Avere un pensiero creativo ci aiuterebbe a trovare un percorso alternativo. In quel periodo la creatività non mancava di certo. Inoltre, non avevano ancora capito cosa volesse significare stare nella "zona di confort", che come sappiamo, è una zona che appesantisce i piedi e offusca la testa impedendoci di guardare e agire partendo da nuovi punti di osservazione, in modo da sfruttare tutto il nostro potenziale. Oggi ci sono tante aziende concentrate sul "Goal Setting", dimenticando quasi perché fanno le cose. Spesso i loro team non hanno un focus chiaro... troppi obiettivi, troppe urgenze, troppe priorità. Ci sono manager che guardano la realtà come credono che sia, invece di guardarla per quello che è.  I vecchi pionieri erano "settati" come i navigatori satellitari delle auto, sapevano bene dove volevano arrivare e ostinatamente in modo ossessivo continuavano a ricalcolare il percorso finché sarebbero arrivati al goal.

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