venerdì 24 febbraio 2017

Destructive organizations





A proposito di #Taxi e #Uber

Avete sentito mai parlare di "organizzazioni esponenziali?" Queste due parole rappresentano un paradigma, che racchiude la gran parte del terremoto che da alcuni anni sta sconvolgendo l'organizzazione internazionale del lavoro, sta rivoluzionando i mercati mondiali, e naturalmente anche quello italiano. No perché, se parli di mercati mondiali sembra che le cose tocchino solo gli altri, che tutto sia lontano da noi.
Ma qual è la "fonte energetica" di questo paradigma? Alla base c'è la #tecnologia che si porta in spalla come una scimmia, la #globalizzazione. Tecnologia e globalizzazione stanno scardinando ferocemente e velocemente ciò che sono i punti fermi sul modo di produrre, di lavorare, di creare business e posti di lavoro. Queste organizzazioni esponenziali creano o cambiano totalmente i modelli di business in tempi così veloci che la società, i governi e  le leggi che regolamentano hanno enormi difficoltà a tenerne il passo.

Cerco di racchiudere l'argomento al solo territorio italiano. Sapete bene che il nostro tessuto industriale (industria pesante) è praticamente scomparso. La fabbrica, la catena di montaggio non c'è quasi più, e dove c'è, al posto di un essere umano è stato istallato un robot che fa il lavoro di dieci persone con precisione e continuità di "servizio".  La nostra produttività è sostenuta principalmente dalla MPMI (Media -Piccola- Micro -Impresa), spesso troppo leggera per competere con i grandi.
Il fatto è che il posto di lavoro come l'abbiamo sempre conosciuto, tra dieci anni (qualcuno dice anche prima) non ci sarà più. Tante aziende oggi spingono per il telelavoro, evitando così di acquistare nuovi asset. Non bisogna dimenticare che nel business quello che conta sono le performance, ma attenzione, se in passato ci volevano anni e anni per creare modelli di business, oggi nel giro di qualche mese emerge il nuovo modello che distrugge quello vecchio.

Gli esempi sono davanti ai nostri occhi, si chiamano: Uber, Airbnb, Amazon, Foodora, Google, Netflix, i meta motori di ricerca come Bookingcom o Edreams, banche solo on line, supermercati senza casse, e a seguire, tutti quei sistemi economici preceduti dalla parola "Sharing" ... sharing economy . Vi ho evidenziato solo alcuni nomi/situazioni, ma se provate a verificare la loro area "operativa/distruttiva" vi renderete subito conto del gigantesco impatto sul sistema lavoro. A questo, aggiungiamo la globalizzazione e la forte competizione dei paesi emergenti. Le aziende che non si accorgeranno di questo tsunami sono destinate a scomparire, oppure di loro resterà solo la  carcassa. Le regole di ingaggio per i lavoratori sono cambiate e continueranno a cambiare. Nasceranno nuove professioni che  avranno bisogno di un nuovo tipo di preparazione scolastica (la scuola non è pronta). Le parti sociali (leggi sindacati) non possono far finta che ciò non esista (se usano ancora il termine "salario", qualche difficoltà nel capire c'è).  Il lavoro, il lavoratore, la società in genere sono sempre meno solide, nel senso di infrastrutture (uffici/sedi/strumenti), in questo modo sono più agili nell'adattarsi alle variazioni continue, sempre più sfuggenti e più difficili da regolamentare.  E' inutile opporsi  a questa rivoluzione che è più travolgente (nel bene e nel male) di quella industriale. Quando tutti avranno capito o accettato questo nuovo paradigma, potranno pensare di governarlo (forse), creando nuovi modi relazionali tra essere umano, la società produttiva e quella sociale. Il carnefice(inventore della tecnologia) diventa  vittima. Non fidatevi di chi dice che la parola cambiamento non significa nulla, non fidatevi di chi dice che la situazione è risolvibile in poco tempo. Per concludere:  è giusto ricordare il passato, ma prenderlo a esempio è sbagliato.

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