mercoledì 9 dicembre 2015

Il bollito di mia zia




Forse non comunichiamo ma lasciamo tracce.

Tendiamo a credere che la gente non sappia ciò che vuole, che non sappia accontentarsi. Nella nostra era digitale (dal latino: digitus) tutto passa attraverso le nostre dita; con esse io batto i tasti di questa tastiera o del mio smartphone vere ed evidenti protesi moderne del nostro corpo. Siamo posseduti dall'avidità di comunicare, rendere noto, diffondere, condividere informazioni, dati, idee e concetti. Il web contribuisce in modo massiccio a diffondere messaggi, facendo esplodere la produzione di contenuti. In questa dinamica quasi surreale, si è creata la concorrenzialità tra le fonti di comunicazione derivante proprio dall'esplosione del numero di comunicanti attraverso la rete. Quindi il dato di fatto è: la gente è sommersa da una valanga di informazioni e all'interno di questo tsunami deve viverci e organizzare la propria vita, o semplicemente la giornata. Il martellamento costante di notizie, relative a: situazione sociale, produzione industriale, finanza, salute, inquinamento mondiale, guerre, fame, scioglimento dei ghiacci, promozioni commerciali, gossip di vario tipo e tanto altro, contribuiscono a creare quel disorientamento “utile” alla manipolazione della comunicazione e quindi della gente.

Nel XIX secolo Marx diceva: "la religione è l’oppio dei popoli". Nel XX secolo (notare le tempistiche), Aron (Raymond Claude Ferdinand Aron) diceva: "il marxismo è l’oppio degli intellettuali". E’ naturale, quando c’è di mezzo l'oppio la lucidità non è proprio il massimo. In conclusione: se il popolo rimane “bue” è più facile la sua gestione, per questo è meglio che regni la confusione. 
Restando ancora un po' nel passato, potete immaginare l’impatto che avevano le notizie e le relative ritrattazioni quando viaggiavano alla velocità imposta dagli strumenti disponibili di quel tempo. Gli intervalli dilatati permettevano alla notizia di essere analizzata, esaminata in ogni suo componente, permettendo a questa di restare in vita per molto tempo. Prima dell’arrivo della tv commerciale, in Italia c’erano due o tre telegiornali al giorno (Rai3 è stata accesa nel 1979) per ogni rete. In ambito radiofonico non ci si scostava molto. Per darvi ancora un piccolo spunto, vi invito a pensare al Carosello, quella concentrazione di spot pubblicitari che duravano persino 3 minuti…erano dei mini film. Oggi è impensabile "sprecare" tutto quel tempo. Infatti, in quella montagna di secondi oggi passano almeno sei spot fatti da immagini, suoni e parole (poche), che spesso non descrivono nemmeno il prodotto. Si gioca coi sensi attraverso messaggi subliminali, musiche evocative e colori. Gli spot di Carosello (spot… termine denigratorio) avevano come argomento base la descrizione del prodotto, le sue qualità, i benefici. Molti di loro miravano a suscitare un senso di appartenenza alla famiglia, alla nazione, al ceto sociale o erano rappresentativi di uno status symbol. Valori che oggi si sono estinti, oppure hanno assunto connotati e contesti diversi. Perché diversi sono i fruitori dei messaggi stessi e diversi sono gli strumenti di erogazione della notizia e diversi sono i tempi di rilascio della notizia. Se dovessimo giudicare il popolo attraverso la quantità di canali d'informazione di cui oggi dispone, possiamo tranquillamente dedurre che il popolo è una “gola profonda” (riferimento ha uno dei primi film porno 1972, in cui l’attrice è incessantemente insoddisfatta sessualmente... ) cioè perennemente incontentabile e bramoso di notizie, alla ricerca costante di procurarsele in ogni modo e con ogni mezzo pur di appagare il desiderio.

Provo a fare l’elenco: Tv digitali, Tv satellitari, Tv via cavo, Canali tematici, Radio, Giornali, Quotidiani on line, Quotidiani free press, Internet allways on, Social Network, Blog, Sms News, App dedicate alle news… e tanti altri. Ipotizziamo di usufruire della stessa notizia da tutti questi canali, il risultato sarà che ognuno di loro l'avrà divulgata in modo da soddisfare la propria convenienza economica, di target, di indirizzo politico o religioso e tante altre sfaccettature vi vengano in mente, creando confusione e disorientamento.
Provate a notare, la prima pagina di un quotidiano, spesso c’è una foto che non ha nessuna relazione con lo strillo o articolo vicino. Nei giornali on line le notizie vengono triturate in poche ore. Lì, si lavora per immagini: un cadavere insanguinato o anche solo la macchia di sangue fanno effetto, lo stupro si comunica con foto di gambe femminili in evidenza e scoperte, lo spread con foto di operatore finanziario disperato (se lo spread va bene interessa a pochi, se fai vedere la disperazione accendi l’angoscia), il fumo di una ciminiera (magari è solo vapore) per parlare di inquinamento. Anche i TG “giocano” molto sul montaggio, le immagini incidono più della voce, specie se questa non ha tonalità o timbrica ricercata. Esistono TG che hanno la pretesa di raccontarti le notizie in sessanta secondi … secondo voi ci riescono? In ogni servizio scritto, video e parlato ci sono i "se", i "ma". Poi ci sono le strisce, le veline, i lanci di agenzia, le notizie sui social (microblog). Micro informazioni. A proposito di social, molti uomini politici usano Twitter, attraverso il becco dell'uccellino si fanno guerriglia tra loro usando i 140crt, dibattono di cose serie con uno strumento che certamente (a mio parere) non è quello giusto per quel tipo di discussione. Secondo voi, quanto si riesce ad essere chiari e descrittivi in 140crt? Alcuni di loro hanno anche seri problemi con la grammatica.
Comunque, tutto inizia da un rivolo che diventa fiume che diventa mare. La corsa ad alimentare la "gola profonda" è continua. Si bruciano le notizie prima che ne sia stata verificata la fonte. Alla base di tutto questo c’è una convinzione… il primo che arriva al popolo lo cattura.

Ps: Forse vi state chiedendo: “ma il titolo cosa c’entra?” La risposta è… nulla, ma se siete arrivati in fondo alla lettura, è la conferma di quello che ho scritto.

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