martedì 5 maggio 2015

Una grande prigione piccola 7 X 14 cm








Premessa:

Sappiamo che i neuroni che formano la corteccia cerebrale possono avere connessioni con neuroni di altre aree della corteccia stessa o connessioni con strutture più interne dell'encefalo. 



Molte delle stimolazioni sensoriali raggiungono la corteccia cerebrale offrendoci le emozioni, le percezioni e tutto ciò che condiziona le nostre azioni quotidiane.

…Ma davvero crediamo ancora che ogni nostra azione, emozione, percezione e tutto ciò che facciamo sia frutto di una elaborazione cerebrale dovuta ai nostri strati di conoscenza e all'inconscio della struttura interiore che la nostra vita ha contribuito a crearci? Ancora pensiamo che ogni nostro fare sia frutto di una 

coscienza autonoma? Personalmente credo non sia più cosi.

Innovazione e nomadismo ci spingono prepotentemente all'utilizzo dei dispositivi mobili, delle App e qualsiasi altro oggetto tecnologico ormai entrato nel nostro quotidiano in modo pervasivo. Mediamente possediamo sei dispositivi digitali. La Rete diventa sempre più il centro nevralgico del nostro modo di agire. Nella Rete passano le nostre emozioni, le decisioni, l’apprendimento e la conoscenza (per i sapori si stanno organizzando). I miliardi di oggetti collegati sono come sinapsi che consentono il trasporto delle informazioni ai nostri centri nervosi o trasportano le nostre informazioni ad altre sinapsi. Osservatevi e osservate con attenzione chi vi circonda. In ogni momento, al centro della nostra vita quotidiana c’è sempre un oggetto connesso alla Rete, che riceve o invia ogni genere di informazione. Esso per noi è come una sinapsi, permette di ricevere costantemente e senza interruzioni, impulsi da e per il cervello. Quando accendiamo la luce nelle nostre case facciamo un gesto naturale, non ci chiediamo da dove arriva l’elettricità, perché essa è parte integrante di noi. E’ impensabile immaginare la nostra vita senza la corrente elettrica. Lo stesso sta accadendo con le nostre protesi tecnologiche, non ci si accorge più dell’uso che ne facciamo, della potenza che esse esprimono e del condizionamento che impongono al nostro comportamento. Alla base delle nostre vite - tecnologiche e non- ci sono algoritmi. Ogni azione che facciamo sul web, ma anche fuori - ammesso che ci sia un fuori - è costruita su algoritmi complessi che inconsciamente (per noi) ci dicono cosa fare, prevedono cosa faremo, informano altri - che si trovano in cima a questo magma d’informazioni - delle nostre possibili azioni, suggerendo a loro volta comportamenti. Le chiamano forze distruttive, esprimono un’innovazione dirompente che contribuisce – cosi si pensa – a generare un nuovo mercato attraverso una rete estesa e a valore. In realtà, le forze distruttive eliminano o fagocitano – di fatto eliminano – in breve tempo le “vecchie” tecnologie, e conseguentemente i mercati o le dinamiche sociali che poggiano su esse. Queste forze “distruttive” – distruggono e riordinano la nostra organizzazione mentale e comportamentale- ci obbligano e generano spinte inarrestabili inviluppando il nostro vivere fino a dipenderne totalmente, finché ci condurranno a esserne “prigionieri” , come in un bozzolo. Forse non ci siamo accorti, ma le nostre vite vivono dentro oggetti mediamente grandi 7cm x 14cm. Attorno a noi stanno avvenendo cambiamenti sociali radicali. Sempre più frequentemente si sgretolano quelle logiche produttive, propositive e relazionali a cui eravamo abituati. Il cloud, i social network, i Big data e la Rete in generale sono gli artefici di tutto questo. Provate a immaginare come sarà e come condizionerà il nostro fare, l’Internet of things (IoT). Ogni cosa sarà connessa, in casa, in auto, in ogni luogo, generando un volume di dati misurabili in Brontobyte, comprimendo sempre più il tempo e lo spazio, in certi casi sino ad azzerarli. L’essere umano è bombardato da informazioni utili e futili. Comunicare attraverso le sinapsi tecnologiche è diventato importante, come bere, mangiare e respirare. Questa “deriva” digitale - che inizialmente destabilizza- spinge verso nuovi modelli di business, creando nuovi ecosistemi. Nel prossimo futuro tutto questo farà parte dell’organizzazione globale sociale fino a “scomparire” cioè, ci saremo dentro come in un brodo primordiale senza rendercene conto… come la corrente elettrica. Nessuno sarà in grado di opporsi, pena il travolgimento o l’isolamento. La disruptive innovation obbliga a pensare nuovi modelli di business e a cambiare abitudini sociali consolidate, indipendentemente dalla posizione in cui ci troviamo al momento dell’impatto a prescindere se siamo... azienda o individuo.

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