La vita e la morte sono come porte, una si apre e ti sputa nel mondo, l’altra si chiude inghiottendoti.
Qui da noi in autunno, le pecore soffrono l'umidità, per questo zoppicano vistosamente a causa dei reumatismi.
Il belare di un gregge arriva sino al gruppo di case ammucchiate e divise tra loro soltanto da stradine strette pavimentate in pietra. Un grande arco sovrasta la via, pare sia stato messo li per spaccare la furia del vento, che questa sera soffia senza stancarsi.
...La piccola cucina è illuminata da una luce fioca e tremante che smorza i contorni dell’ambiente. Nell’aria l’odore di legno vecchio e latte inacidito misto a fuliggine impregna tutto. Lei ha il corpo piccolo, basso, si muove con gesti sicuri. Prende un bicchiere, vi fa cadere dei chicchi di grano, e versa dell’acqua rubata dall’acquasantiera della chiesa. Borbottando tra se, ripete per tre volte le parole “deu acqua ti bàttiu in nomini de Déus e de Santu Juanni Battista”. Ripete queste parole tracciando croci nell’aria, sul bicchiere d’acqua e sulla fronte di quell’anima posseduta. Curva su se stessa, la figura minuta è avvolta in uno scialle lunghissimo e in una gonna ampia, lunga e ricca di pieghe. La testa è avvolta in su mucadòre nieddu. Dopo aver pregato e ripetuto le giaculatorie, scompare insieme alla sua ombra attraverso una portina secondaria appena illuminata. Déus ti du pàghidi. In fondo a sa rùa, si sentono ancora i suoi passi, mischiati al rumore del rotolamento delle ruote di un carro in su strìntu. Poi, il silenzio. Un silenzio assordante, lacerato pochi attimi dopo da un urlo che squarcia la notte. È nell'aria, questa notte è la notte del morto.
... Terminata la meditazione dedicata al progredior spirituale delle anime, Bastianu Nioi percorre nel silenzio la via in discesa che porta verso casa. Il maestrale non da tregua, corre veloce tra le vie strette urlando e rimbalzando da un muro all’altro, accompagnando l’andatura ciondolante di Bastianu, infilandosi bastardamente in ogni pertugio dei suoi luridi e miseri vestiti. Il vento e il vino trangugiato fanno barcollare Bastianu che tenta di tenersi in equilibrio strisciando una mano sul muro. Nella sua testa senza capelli i pensieri si sono ammucchiati disordinatamente, e intanto ripensa a quello che è successo nell’ora seconda. Un belato lungo e sofferente anticipa di pochi attimi il colpo secco di una leppa affilata che si pianta in mezzo alle sue costole, accendendo una luce bianca e ottenebrante nei suoi occhi vitrei. Il corpo senza controllo di Bastianu rotola, rotola sino ad arrivare all'incrocio con via Tempio. Rotola finché il manico de s’arresoia s’infila nello spacco di una lastra di granito posata a terra, puntellando quel corpo morto e lasciandolo rivolto verso la notte. Cammino verso quel cadavere, cercando di fermarmi in prossimità di quel corpo esanime, ma non riesco, sto per calpestarlo, ma sotto al mio piede non sento nulla. Ho un brivido lungo la schiena. Dietro me, una macchia d’ombra scivola velocemente dentro una piccola porta sbattendola dietro se.
Sin da bambino quando la notte uscivo per andare al gabinetto, fuori nel cortile buio, ho imparato a considerare vivo solo ciò che si mostra.

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