giovedì 18 agosto 2016

Black skin







Appena entro l'odore che mi travolge è quello di tabacco lasciato a macerare nello Sherry. Il pavimento è sempre lo stesso, fatto di lunghe assi di legno levigate dalle suole che l’hanno calcato. Mentre ci cammino sopra lo sento flettere e scricchiolare, a me piace tanto; è l'effetto del legno secco. Avevo diciassette anni quando entrai qui l’ultima volta. Anche le luci sono sempre le stesse, dopo tanto tempo nulla è cambiato. Ai lati del palcoscenico ci sono ancora gli spot posizionati per illuminare il centro della pista. I colori predominanti sono il giallo ocra, l’arancione, il rosso e il blu per saturarli tutti. Sopra una pedana c’è ancora l’occhio di bue per illuminare nel dettaglio le scene. E’ come se li vedessi, è come se ora, adesso, fosse quel giorno, anzi quella sera.

…La musica è la black music di Otis Redding, la canzone è I got dreams to remenber…



Il fruscio della puntina sul disco rompe la nuvola di fumo sospesa nell'aria. Appena le note riempiono la sala, cala il silenzio e dal nulla appaiono loro. Lui fasciato dal suo abito blu scuro con righe chiare e sottili, le scarpe sono lucide di vernice nera. La camicia bianca, il colletto inamidato, la cravatta blu con un piccolo stemma al centro. Il nodo è perfetto. Lei è bellissima nel suo corpo morbido, fasciato dal tubino nero brillante di strass. Lei è la sensualità, il desiderio, il nostro sogno. Il braccio sinistro di lui si posa dolcemente sul fianco di lei e con la sua grande mano destra tiene la piccola di lei. Il contrasto tra le dita, quelle nere di lui e le bianche di lei è evidente.

Il fascio di luce blu proietta le loro ombre schiacciandole a terra. La loro danza ha inizio. Sinuosamente si muovono come un corpo solo. Seguo il ritmo della musica e il loro ondeggiare che mi fa precipitare in quell'oblio di piacere. È come galleggiare. Lotto col mio cuore, provo a dirgli che non può volere quello che non può avere.  

Lei avvicina la bocca all'orecchio di lui sussurrando: sei la cura a tutto ciò che mi hai causato.
Sono tornato in questo posto dopo tanto tempo, ho rivisto me stesso, ma già ora sento il bisogno di andarmene ancora.

Le luci si spengono, cala il sipario e come un illuso rimango a fissarlo convinto che possa accadere ancora qualcosa. 

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