giovedì 21 novembre 2013

Novembre



Si muore anche da noi, qui in questa isola sarda. Quando uno muore non sceglie il giorno, muore punto e basta. Io preferirei che fosse una bella giornata 
d'estate luminosa e calda. Una di quelle giornate che i profumi del mirto, del cisto e della menta selvatica si mischiano sino a farti ubriacare. Una di quelle giornate che se ti trovi in collina vedi il golfo con il mare verde smeraldo. Quando mi trovai per la prima volta davanti alla morte, quella volta pioveva. Era un tardo pomeriggio d'autunno quando suonarono alla nostra porta, quella che dava sulla strada principale. Era mia zia.Ci disse,che una nostra vecchia parente era morta. Novembre è il mese dei morti e quella sera di novembre la morte si portò via un'anima.    

...Mamma si veste di nero, si mette il cappotto e un fazzoletto (su muncadori) in testa, anch'esso nero, prepara anche me per uscire in questo pomeriggio nero e di pioggia che non smette mai. Indosso il mio montgomery con i bottoni d’osso, ho un paio di calzoncini corti ai ginocchi e cazine corte, blu e gialle, alle caviglie. Usciamo. Lungo i bordi della strada e nelle cunette ci sono rivoli d’acqua che corrono veloci, la luce fiocca delle lampadine stradali non aiuta di certo. Infatti, ogni tanto, un mio piede finisce nelle pozzanghere disseminate per la via. Questa sera c’è anche il vento che spinge sulle nostre facce l’acqua che cade. Ma perché siamo usciti? Mamma ha un passo spedito e io che mi ritrovo qui con le gambine magre e corte, 
devo correre per mantenere la sua falcata. Arriviamo alla casa della morta. Prima di entrare, mamma mi asciuga il viso dall'acqua, mi da un bacio e dice:

- stai sempre vicino a me.

Entriamo, la casa è piena di donne tutte vestite di nero. Piangono. I maschi fumano. Qui e là ci sono candele accese e lampadine che emanano una luce fioca. La diffondono così fievole che scontorna l’ambiente, riempiendo le facce di ombre, aumentando il contrasto e imbruttendo i padroni di quei volti. Supero la porta della stanza della morta, vedo per primi i piedi grandi del cadavere. Sono in primo piano. Sarà la mia altezza, ma io vedo solo quei piedi legati con un fiocco di tulle bianco. Man mano che avanzo, il corpo disteso sul letto si fa più grande, finché arrivo a un punto che riesco a vederlo nella sua totalità. Ha un vestito nero, con piccoli fiorellini bianchi e calze bianche. Il viso è legato da un altro velo di tulle, serve per tenere la bocca chiusa alla morta, perché a causa del rigor mortis si potrebbe aprire. Mamma si siede e si aggiunge alle altre donne che recitano le giaculatorie. Vanno avanti per oltre un’ora con le suppliche.


...Usciamo da quella stanza e da quella casa odorosa. Un odore vecchio e appiccicoso, un odore che a distanza di anni sono certo riconoscerò. La pioggia ha smesso di cadere. Torniamo a casa, sempre a passo spedito per mamma e di corsa per me.


...Quella notte mi addormentai quasi subito. La scena che vidi non m'impressionò. Mamma mi spiegò che era il ciclo della vita, mi disse: l’importante sta nel mezzo, tra l’inizio e la fine… è importante cosa riesci a mettere in mezzo a questi estremi. Novembre è proprio il mese più adatto ai morti... piove, e se non piove le giornate sono spesso buie. Sono giornate fredde, un freddo umido che ti entra nelle ossa sino a scuoterti, come spesso fa la vita che ti riempie gli estremi. Da noi qui in Sardegna non c'è solo il mare, c'è anche gente che muore. 







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