… Cazzo! Sono le sette di sera, dovrei essere già
arrivato e invece sono ancora qui col culo affondato nel sedile dell’auto. Una
pioggerillina viscida cade lenta. È quel tipo di pioggia che bombarda il parabrezza
creando non pochi problemi ai tergi
un po’ consumati come i miei. Infatti, il cristallo è tutto una fantasia di righe. Gli occhi mi
bruciano, dopo oltre tre ore di guida sotto quest’acqua. Anche la musica che
vomita la radio non mi piace. Il gesto è quasi automatico, stacco la mano destra dal volante e inizio a
giocare con le frequenze. Il mio pensiero viaggia e arriva alla nostra ultima
litigata, a quando ti sei avvicinata a me, è con i piedi ben piantati a terra,
mi hai detto :“ non vali un caz…”. Non
ti ho dato il tempo di terminare la frase è già il palmo della mia mano colpiva
il tuo viso… pentendomi subito dopo. Accidenti! Sei sempre stata ossessionante,
possessiva, onnipresente da togliere l’aria. Come quella volta che mi fermai a
soccorrere una persona che aveva avuto un incidente e tu per ore mi hai chiesto
spiegazioni di come avevo trascorso quel
tempo. Eri insopportabile. Trovavi i momenti peggiori per discutere, la notte
per esempio. Qualsiasi cosa facessi non andava bene. Poi le litigate violente,
rumorose e dolorose, eri sempre tu che tiravi le cose, insulti compresi. Io dovevo “giocare” sempre in difesa. Gli anni
trascorsi con te mi hanno tolto la pelle di dosso. Ma oggi mi sento libero di
respirare, padrone di me e del mio tempo.
…Ogni tanto l’abitacolo dell’auto
viene illuminato dai fari delle macchine che corrono nell’altro senso. Non ho
idea di quanto tempo io abbia trascorso col mio sguardo rivolto verso la
plancia della radio. È una frazione di secondo, alzo gli occhi è sto andando a schiantarmi
sul new jersey che separa le due carreggiate autostradali, una sterzata è
riporto l’auto al centro della corsia, mentre sopraggiunge da destra un’altra
auto. Sento lo stridere delle ruote e la circolazione sanguigna aumentare, i
fasci di luce dei fari che illuminano all'impazzata la pavimentazione stradale.
Un’altra brusca sterzata, è l’auto si rovescia sulla fiancata, scivolando rumorosamente sull'asfalto.
In quegli attimi vengo colpito dagli airbag che si aprono sulla mia faccia,
sulle gambe e nei fianchi. Vengo avvolto come in un abbraccio. Sento l’auto sfuggire
fino a fermarsi con un grosso schianto. Il buio è totale. Riapro gli occhi, non
vedo quasi nulla, sento il sangue caldo e denso uscire dalla fronte e scendere piano sulla
mia faccia. Sono tutto un dolore. Passo la mano sulla faccia, provo a pulirmi, per vedere cosa sta
accadendo intorno. Ho un taglio profondo vicino all'occhio sinistro. Cerco di girarmi,
ma qualcosa non va, il corpo non risponde, non sento più le gambe e non riesco a fare
forza,la schiena fa male. Sono intrappolato in questa carcassa di acciaio e
vetro. Sono solo nel silenzio. Il mio corpo è impotente, Cerco di guardare fuori, le auto lentamente mi superano, all'interno i
passeggeri hanno i volti tristi, scuri e
incazzati con me per il tempo che sto facendo perdere. Nessuno scende dalla propria auto per aiutarmi,qualcuno mi
urla dietro qualcosa e fa dei cenni con le mani… io non sento, è un film
muto. La pioggia continua a scendere come la notte nel mio petto, emetto un respiro infinito da un corpo finito.

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